Dr. Gabriele Zanotti

Ortopedico

Dr. GABRIELE ZANOTTI

Protesi d'Anca e di Ginocchio

Curriculum

Specializzato in Ortopedia ed in Medicina dello Sport, dall’anno 2000 ha diretto l’Ortopedia di Lugo, struttura sanitaria ospedaliera che si è sempre caratterizzata per l’elevata attività di Chirurgia Protesica dell’Anca e del Ginocchio (oltre 400 impianti all’anno) e che rappresenta una sede di alta specializzazione nazionale per la Chirurgia di Revisione Protesica dell’Anca. Negli ultimi 5 anni ha inoltre ricoperto il ruolo di Direttore del Dipartimento Osteoarticolare dell’Azienda USL della Romagna, struttura organizzativa che coordina le diverse Ortopedie inserite nel territorio romagnolo: Ravenna, Lugo, Faenza, Forlì, Rimini, Riccione e Cattolica  La casistica operatoria personale include oltre 6.000 interventi di Protesi d’Anca e di Ginocchio.  Durante la sua carriera professionale ha sviluppato tecniche di pianificazione preoperatoria computerizzata che consentono l’impianto di protesi personalizzate sul singolo paziente scelte sulla base delle specifiche richieste funzionali e delle diverse patologie dell’anca Ha contribuito alla realizzazione di particolari strumentari chirurgici che semplificano gli interventi protesici nei pazienti obesi La sua esperienza professionale specifica include progetti di ricerca e studi clinici di gestione del rischio nei confronti delle complicanze di tipo infettivo ed in ambito di contenimento delle perdite ematiche intraoperatorie I trattamenti chirurgici si avvalgono di tecniche mininvasive mediante l'utilizzo delle diverse vie di accesso alle articolazioni Nell’ambito delle revisioni protesiche dell’anca (reimpianti) ha sviluppato una particolare esperienza sulle tecniche di ricostruzione acetabolare complessa con impianto di sistemi protesici personalizzati “custom made”Da Settembre 2019 svolge l'attività chirugica nel settore ospedaliero privato presso strutture sanitarie dell'Emilia-Romagna convenzionate con il Servizio Sanitario e certificate secondo le norme UNI EN ISO 9001:2008.

Chirurgia Protesica dell'Anca e del Ginocchio


La Protesi d'Anca

Quando Operarsi

QUANDO OPERARSI? Una delle domande più frequenti che si pone un paziente affetto da una malattia degenerativa dell’anca riguarda il corretto momento in cui si deve decidere di eseguire l’intervento di sostituzione protesica dell’articolazione. Il buon esito del trattamento chirurgico consente infatti di risolvere la sintomatologia dolorosa con il recupero di una adeguata mobilità; permette quindi il ritorno ad una vita normale e la ripresa di una soddisfacente attività motoria e anche discretamente sportiva. La decisione sul quando operarsi deve essere presa assieme al chirurgo ricordando sempre che non si parla di un intervento salva vita, ma di un trattamento certamente in grado di migliorare in maniera considerevole la qualità della vita. Questo comporta che il momento giusto per l’intervento può essere diverso da paziente a paziente e che non risulta sufficiente una diagnosi radiografica per decidere l’intervento. Dico solitamente ai miei pazienti che sono loro a comprendere chiaramente “quando è arrivato il momento” sulla base della gravità percepita della malattia in relazione alle loro richieste e aspettative funzionali. Risulta corretto tuttavia analizzare una serie di 10 FATTORI UTILI A SCEGLIERE IL MOMENTO PIÙ OPPORTUNO PER OPERARSI: 1) IL DOLORE Il dolore conseguente alla degenerazione e alla deformità articolare dell’anca si caratterizza all’inizio per il suo carattere intermittente, con periodi di remissione più o meno completi. Con la progressione della malattia diviene continuo, invalidante, e si accentua come intensità nel tempo. 2) LA LIMITAZIONE FUNZIONALE Il peggioramento della cosiddetta autonomia funzionale e motoria dipende solo in parte dalla sintomatologia dolorosa. Risulta infatti direttamente proporzionale al grado di deformità articolare: l’anca diviene progressivamente meno mobile sui vari piani dello spazio e tale rigidità si ripercuote sui vari gesti della vita quotidiana: allacciarsi le scarpe, infilarsi le calze, ecc. 3) IL SENSO DI GRAVITA’ PERCEPITA La convivenza con il dolore e la ridotta autonomia conducono a variabili ripercussioni psicologiche dipendenti dal grado di accettazione della malattia rapportata alle richieste funzionali e motorie individuali. Le implicazioni negative sulla sfera psicologica possono condurre a veri e propri stati di depressione. 4) L’ IMPIEGO DI FARMACI ANTIDOLORIFICI Nelle fasi avanzate, i farmaci antidolorifici, antinfiammatori o cortisonici risultano progressivamente meno efficaci ed il loro uso continuativo può condurre ad effetti collaterali anche gravi. Non va inoltre dimenticato che l’impiego di tali sostanze po' interagire negativamente con altre terapie croniche assunte dal paziente, in particolare con gli anticoagulanti. Nelle patologie dell’anca ad alta componente infiammatoria (ad esempio nelle malattie reumatologiche), la risoluzione del problema articolare locale influisce in maniera estremamente positiva sull’intero decorso della malattia generale. 5) IPOTROFIA MUSCOLARE Il dolore conduce il paziente ad assumente atteggiamenti di difesa durante la statica e la deambulazione. Tipicamente si assiste ad un appoggio prevalente sull’arto sano e ad un modo di camminare che tenta di proteggere l’articolazione ammalata da sollecitazioni dolorose. Questo comporta la comparsa di zoppia e la progressiva riduzione della massa muscolare della regione glutea e della coscia. L’ipotrofia muscolare risulta ancor di più ridotta negli esiti di displasia dell’anca; in tali casi un eccessivo ritardo nel trattamento rende considerevolmente più lunga la fase di riabilitazione e di recupero funzionale, oltre che incrementare il rischio di complicanze legate all’instabilità articolare (lussazioni) 6) RIPERCUSSIONI DELLE ALTERAZIONI POSTURALI SULLE ARTICOLAZIONI VICINE Il dolore dell’anca risulta spesso irradiato al ginocchio, per lo più a causa dell’atteggiamento in extrarotazione dell’arto durante la deambulazione. Se come spesso avviene coesiste anche un’iniziale artrosi del ginocchio, questa alterazione posturale rischia di causarne un significativo aggravamento. Lo stesso dicasi per un’artrosi della colonna, specie se la patologia dell’anca si associa ad una differenza di lunghezza degli arti (dismetria). La presenza di tali fattori rappresenta quindi una buona ragione per anticipare il momento di applicazione della protesi per ripristinare un modo corretto di camminare. 7) ANCA CONTROLATERALE Lo stato clinico dell’anca controlaterale è uno dei parametri più importanti per decidere quando operarsi. Infatti, quando un’anca diviene seriamente danneggiata, l’altra subisce inevitabilmente un carico aumentato. Se anch’essa presenta una forma iniziale di artrosi, un’attesa eccessiva rischia di accorciarne la sopravvivenza. Lo stesso dicasi in caso di presenza di una protesi d’anca controlaterale. 8) ALTERAZIONI OSSEE L’artrosi avanzata determina, dopo la scomparsa dello strato di cartilagine, anche diverse deformità strutturali ossee della regione dell’anca, che possono assumere diverse manifestazioni. Si può assistere ad esempio ad un progressivo indebolimento del fondo acetabolare con protrusione di vario grado della testa femorale all’interno del bacino. In altri casi si assiste alla formazione di vere e proprie cavità all’interno del bacino che rappresentano aree di indebolimento osseo. Tali difetti possono rendere l’intervento più complesso e ridurre la qualità dei risultati ottenuti. 9) ETA’ Nei pazienti anziani ritardare l’intervento può significare semplicemente rimandarlo di poco, arrivando in fasce di età dove risulta certamente più probabile che vi siano delle patologie coesistenti che aumentano i rischi operatori. L’attesa, nella terza età, può condurre alla comparsa o all’accentuazione di una serie di complicazioni che si verificano in seguito alla riduzione della indipendenza motoria. Tra di esse è importante ricordare l’atrofia muscolare, malattie cardiache e respiratorie, insufficienza venosa degli arti inferiori, deterioramento psichico. Si è oggi concordi che, dopo attenta valutazione, anche l’ultraottantenne vada operato se l’anca degenerata giunge a limitare seriamente la vita di relazione. Per quanto riguarda l’indicazione chirurgica nelle fasce di età più giovanili, l’atteggiamento dei chirurghi ortopedici si è progressivamente modificato sulla base dei dati di sopravvivenza a lungo termine degli impianti protesici di nuova generazione. Il miglioramento qualitativo dei materiali impiegati abbinato al perfezionamento delle tecniche chirurgiche ha fatto si che anche i pazienti più giovane possano affrontare il trattamento con giustificata fiducia di un’adeguata durata dei risultati nel tempo. Ad oggi, le protesi d’anca presentano una sopravvivenza di circa il 90% a 18 anni di distanza dall’impianto, mentre i modelli più moderni presentano una sopravvivenza del 97% a 15 anni. 10) FATTORI PSICO-MOTIVAZIONALI Una corretta scelta del giusto “timing operatorio“ deve necessariamente includere una valutazione di aspetti individuali di natura psichica legati al paziente ed alla sua sfera famigliare. Il grado di determinazione mostrato dal paziente, oltre che rappresentare una chiara dimostrazione di consenso al trattamento, risulta un presupposto fondamentale per una sua adeguata collaborazione durante il decorso postoperatorio e precoce e riabilitativo. Le necessità lavorative del singolo paziente possono rappresentare senza dubbio un aspetto determinante sul processo decisionale.

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